Mi chiamo No?
Tutto cominci?quella sera in cui non riuscii pi?a sopportare la situazione familiare. Di l? nella stanza accanto, mia madre emulava urla di piacere sessuale, cercando di guadagnare l'ennesima elemosina da un cliente abituale. Mio padre, perennemente assente, aveva trascorso pi?tempo in carcere che con me da quando ero nato. Sono il settimo di tredici tra sorelle e fratelli, sicuramente della stessa madre, ma del padre non so nulla, considerando l'attivit?di mia madre. Quella sera, mentre ascoltavo le urla provenienti dalla stanza accanto, sentii un nodo allo stomaco. La vergogna e la rabbia si mescolavano dentro di me, rendendo impossibile restare l?un minuto di pi? Mi resi conto che non potevo continuare a vivere in quell'ambiente tossico, dove ogni giorno era una lotta per la sopravvivenza emotiva. Decisi che era giunto il momento di andarmene. Presi un piccolo zainetto e ci misi dentro quel poco che avevo: qualche vestito, un po' di soldi risparmiati e un vecchio libro che mi aveva sempre dato conforto. Con il cuore pesante ma determinato, uscii di casa senza voltarmi indietro, consapevole di lasciare un passato doloroso per 7 cercare un futuro migliore. La sensazione che provai era un miscuglio di paura, rabbia e libert? Mentre scendevo le scale del condominio, continuavo a sentire mia madre che ululava, fingendo di provare piacere. Ma mentre lui si divertiva, lei gi?faceva i conti delle bollette che sarebbe riuscita a pagare per mezz'ora d'amore, se cos?vogliamo chiamarla. La strada era deserta, illuminata solo da un paio di lampioni, e mentre camminavo, la casa diventava sempre pi?piccola dietro di me. La luna? Neanche quella era presente a farmi compagnia. Mi sedetti su una panchina, pensando: "E adesso dove vado?"