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Il primo capitolo del racconto (intitolato Obiv輆eli, pubblicato nel 1889) riceve recensioni entusiastiche. Nella corrispondenza con Čehov, molti letterati espressero il loro entusiasmo per la "freschezza" del banale ma molto grazioso quadro della felicit?familiare. Aleks嶴 Pleŝeev, in una lettera del 29 novembre 1889, scrisse a Čehov: ?un delizioso quadretto di vita quotidiana dove tutto il fascino ?nei dettagli, nei piccoli tocchi, nei 'lampi', come dicono i pittori. Tutti questi sono volti vivi - che ho incontrato, visto, conosciuto. Serg嶴 Andr嶪vskij, in una recensione apparsa sul giornale N镽oe vr幦?del gennaio 1895, diede un'alta valutazione al racconto, che ?pieno di ingenua poesia di gioie romantiche in un ambiente provinciale grazioso, in una compagnia giovane e felice, ma prefer?non esprimersi sul lato oscuro, pregustando il finale amaro.
La maggior parte dei recensori contemporanei di Čehov (a differenza di Andr嶪vskij) prefer?tralasciare l'idillio e prestare attenzione al pessimismo della storia con il suo finale incerto. L'uomo vive, vive una vita inconscia, zoologica, persino vegetale, si sottomette, senza pensare, all'elemento prepotente della quotidianit? e d'un tratto, chiss?perch? si intristisce, si dispera... l'anima addormentata si risveglia, come se un velo gli cadesse dagli occhi, la vita in qualche modo si offusca, appassisce, perde valore, perde la sua precedente chiarezza e semplicit?[...] Cos?accadde a un certo insegnante Nik鮅in, scrisse A. S. Glinka nella sua opera Saggi su Čehov del 1903, notando che questo conflitto (tra ideale e realt? nel racconto rimarr?irrisolto.
Il racconto di Čehov fu apprezzato da Tolst鎩, come testimonia una nota conservata nel diario di V. F. Lazurskij dell'11 luglio 1894, relativa al secondo capitolo del racconto: Abbiamo ascoltato la lettura di L'insegnante di lettere di Čehov da R鑸skie v嶮omosti. Quando Lev Nikol趐vič ha concluso la lettura e abbiamo preso a scambiarci impressioni, Lev Nikol趐vič ha detto che il racconto gli piaceva. Con grande arte, in cos?poche pagine, si dice cos?tanto; non c'?un solo tratto che non sia funzionale, e questo ?un segno di artisticit? A questo proposito, ha fatto alcune osservazioni su Čehov in generale. Per Lev Nikol趐vič ?una persona simpatica, riguardo alla quale si pu?sempre stare sicuri che non scriver?nulla di brutto. Sebbene possieda la capacit?artistica della chiaroveggenza, lui non ha ancora nulla di solido e quindi non pu?insegnare nulla. ?eternamente incerto e in ricerca. Per chi si trova ancora in una fase di stasi, lui pu?avere il merito di scuoterlo, di tirarlo fuori da tale stato. E questo ?un bene.
Si noti che il racconto contiene numerosissimi animali, anche nei modi di dire: le galline non beccano soldi, per esempio. Cavalli, cani, gatti, galline, mucche, scarafaggi e cos?via formano un vero zoo, e sono l'unica cosa che d?fastidio al protagonista fin dall'inizio della casa della futura moglie M跣? nomen omen: maniaca degli animali, trascina Nik鮅in in un mondo zoologico, dove la fa da padrone il soddisfacimento delle necessit?fisiologiche. ?a questo che Nik鮅in si ribella nel finale: non accetta la propria animalit?riflessa in quella altrui, vuole elevarsi - con la letteratura? - al di sopra di tutto questo.