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Paolo Guzzanti: Il generale Laporta ha fatto ulteriori scoperte concrete sul piano investigativo, portando alla luce fatti occultati perch?ignorati dalla magistratura: questo ?un fatto terribile, incontrovertibile e documentato, che mette lo Stato di fronte alle proprie responsabilit? Un altro aspetto che la magistratura e lo Stato tentano di ignorare ?la decrittazione dei messaggi anagrammati, di cui Aldo Moro ha disseminato le lettere destinate al modo esterno, dalle quali si ricavano persino notizie geografiche sulla sua prigionia (la casa in Toscana dove trascorse almeno una parte del suo sequestro).
La pi?scioccante ?la rivelazione ricavata sulla base dell'autopsia e confermata almeno due volte negli anagrammi, secondo cui Aldo Moro fu torturato; lo dimostrano le costole rotte secondo una tecnica d'interrogatorio crudele, tipica degli interrogatori professionali pi?brutali: incrinare o rompere le costole procura un altissimo livello di dolore, senza compromettere la vita dell'interrogato a meno che l'osso fratturato non buchi i polmoni. Quest'ultimo punto, esige una mano professio-nale e la presenza d'un medico.
Un interrogatorio condotto con tale brutalit?indica la meditata volont?dei tor-turatori di ottenere dal prigioniero informazioni precise e - data la statura del pri-gioniero - segrete. Altro che "processo del popolo" al pi?alto esponente della DC. Anche le modalit?dell'uccisione non solo quelle ufficiali. Il libro si chiude con un giallo: chi, come, dove e quando uccise Aldo Moro? Le stringenti osservazioni di Laporta su un bizzarro verbale di autopsia, demoliscono sia il racconto dello Stato sia quello dei terroristi e mette definitivamente fuori causa un pittoresco personaggio, Steve PieczeniK, comparso dal nulla nel 2008, riconsegnandolo alle sue bugie. Ad Aldo Moro spararono mentre fu svestito, poi spararono sui suoi abiti e commisero un errore clamoroso. Questa agghiacciante novit??un nuovo mostro che emerge dalle segrete della Repubblica ed ?anch'esso in cerca d'autore.